LUANG NAMTHA : TREKKING NELLA GIUNGLA

Trekking a Luang Namtha, una delle regioni più belle e incontaminate del Laos, tra foreste primarie e incontro con le minoranze etniche.

Sono arrivato a Luang Namtha, città nel nord del Laos, da Chiang Rai , dopo aver passato il confine thailandese a  Chiang Khong con un piacevole viaggio in sleeping bus di circa 7 ore.

La maggior parte dei viaggiatori, una volta entrati in Laos, si dirigono subito a Luang Prabang, probabilmente la tappa più famosa e battuta di questo Paese, perdendosi, a mio avviso, una delle zone in assoluto più belle del Laos, la provincia di Luang Namtha, di cui la città omonima ne è capoluogo.

Luang Namtha è LA META per gli amanti del trekking e della natura, tra giungla selvaggia e foreste primarie, in cui incontrare le varie minoranze etniche del territorio in remoti villaggi tra le montagne, anche se c’è comunque la possibilità di fare escursioni meno impegnative e alla portata di tutti. In ogni caso vedrete dei paesaggi che vi lasceranno a bocca aperta!

COSA FARE A LUANG NAMTHA

Di per sè, la città di Luang Namtha è parecchio bruttina e ha davvero poco da offrire, ma qui si viene, come accennato sopra, per esplorare l’incredibile e incontaminata natura circostante, in particolare nell’area protetta di NAM HA, attraverso trekking di uno o più giorni.

LUANG NAMTHA CITTÀ

La città è sostanzialmente formata da una via principale in cui sono presenti alcune guest house, ristoranti ( consigliato il ” BAMBOO LOUNGE “, dove fanno degli ottimi burritos ) e, soprattutto, le varie agenzie che propongono escursioni di uno o più giorni nella giungla, con la possibilità di soggiornare e dormire presso un villaggio di qualche minoranza etnica ( cosa che consiglio vivamente di fare, anche se non alla portata di tutti, visto che si tratta di un’esperienza parecchio forte e ” real ” ). I vari trekking proposti dalle agenzie possono inoltre essere abbinati con altre attività, come ad esempio il kayaking o il rafting.

Un’agenzia che mi sento veramente di consigliare e a cui mi sono appoggiato anch io è la ” GREEN DISCOVERY “, davvero professionali e organizzati. Il mio trekking di due giorni è stato davvero magnifico, intenso ed emozionante. Ero venuto sin qui per provare un’esperienza che fosse il più possibile FORTE E VERA e devo dire che l’ho proprio trovata!

LUANG NAMTHA TREKKING: I MIEI DUE GIORNI NELLA GIUNGLA

LA PARTENZA

La mia giornata è iniziata con l’arrivo presso la sede dell’ agenzia ( GREEN DISCOVERY ) verso le 9 di mattina. Ad attendermi  la guida che mi avrebbe accompagnato, un giovane ragazzo di nome Air (che si è rivelato una persona splendida, oltre che davvero professionale ) e un’altra persona che ci avrebbe portato con un fuoristrada all’inizio del percorso, distante circa una quarantina di minuti di macchina dal centro città.

Percorsa la strada siamo smontati in un piccolo villaggio molto povero, formato da baracche di legno e costruito ai margini della strada stessa. Da questo punto ha avuto inizio il nostro trekking.

LA PRIMA PARTE DEL TREKKING NELLA GIUNGLA A LUANG NAMTHA

La prima parte del trekking a Luang Namtha prevedeva una camminata di circa 4-6 ore fino all’arrivo al villaggio, ma noi l’abbiamo compiuta in poco meno di 4 ore, ricevendo anche i complimenti dalla mia guida per il mio ” agile ” passo.

Il tragitto si è rivelato abbastanza semplice ( anche se non è mancata qualche bella scarpinata ), in mezzo ad una natura rigogliosa ( anche se non ancora nella giungla più profonda ),  intervallato ogni tanto dalle spiegazioni della mia guida riguardo alcune tipologie di alberi ( da quelli dalla cui corteccia il popolo laotiano ricava il repellente per le zanzare, a quelli da cui producono l’olio per i massaggi, molto esaustive ed interessanti ). Pranzo in una piccola capanna nella giungla, con il cibo adagiato su alcune foglie di banano recuperate poco prima ( eravamo muniti anche di bacchette per mangiare, ma è stato molto più semplice farlo con le mani ).

L’ARRIVO AL VILLAGGIO

Arrivati nel remoto villaggio, costruito in parte ad un fiume e formato da spartane e piccole casette di legno, palafitte e capanne e in cui scorazzavano liberi cani, galline e maialini, abbiamo incontrato subito una vecchia signora con in bocca una pipa.

Posati gli zaini, mi sono messo a perlustrare il luogo, un posto davvero isolato e lontano dal mondo, dove la vita scorre silenziosa e lenta, imbattendomi in  persone intente nelle loro attività quotidiane, nello sguardo curioso e timido dei bambini e anche nella modesta scuola del villaggio, dove si stava tenendo una lezione. Devo dire che, nonostante la povertà e l’igiene non proprio delle migliori ( ma d’altronde sapevo a cosa stavo andando incontro ), il villaggio mi è parso comunque avere una sua grande dignità.

Finita la visita, sono stato accompagnato in un altro villaggio poco distante dal primo, tenuto in condizioni peggiori e decisamente più sporco, in cui vive una diversa etnia.

LA SCELTA…

Avevo la possibilità di scegliere in quale dei due villaggi dormire, ma la mia guida Air mi ha consigliato vivamente di farlo nel primo villaggio incontrato, a sua detta più pulito ( cosa che comunque avevo notato ) e in cui, a differenza del secondo, non c’era il rischio di contrarre la malaria.

Bagno rinfrescante nel fiume e ritorno al villaggio precedente.

Una volta arrivati, la guida mi ha portato nella capanna in cui avremmo trascorso la notte, una costruzione semplicissima in legno con un tetto in paglia, all’interno della quale c’erano dei tappeti sul pavimento e delle coperte per la notte in un angolo. La sera la gente del villaggio ci avrebbe preparato i letti con le zanzariere.

L’INCONTRO CON LE MINORANZE ETNICHE

A questo punto, sono stato condotto in una piccola casetta di legno per bere con la popolazione locale. All’interno alcuni ragazzi e un signore sulla cinquantina abbondavano con il Lao-lao ( un tipico wisky prodotto con il riso e parecchio alcolico ) e subito mi hanno fatto cenno di sedere con loro, per condividere assieme il momento.

All’inizio mi è sembrato davvero tutto abbastanza assurdo ( sperso nelle foreste del remoto Laos ad ubriacarmi con una minoranza etnica ), ma l’umanità e la gentilezza di queste persone mi hanno messo a proprio agio e fatto sentire quasi uno di loro.

Dopo innumerevoli bicchieri di Lao-lao ( ma quanto bevono? ), io e la mia guida siamo ritornati alla nostra capanna per cenare ( la nostra abitazione era un pò appartata rispetto al villaggio ). Cena su un tavolo di legno a lume di candela ( si era fatto buio ), circondati dalle montagne e con il fiume che scorreva a pochi metri. Bellissimo!

LA FESTA DEGLI SPIRITI

Finito di mangiare, hanno iniziato a levarsi alcuni canti in lontananza. La guida mi dice che proprio quel giorno ( e fatalità proprio quello in cui c’ero io! ) si teneva una festa, detta degli spiriti, che si svolge nel villaggio una volta all’anno. Incredibile!

Air mi ha portato dalla gente locale per festeggiare assieme e, dopo altri canti e spostamenti nel villaggio, sono stati accesi dei fuochi in cui riunirsi.

Attorno a uno di questi, assieme ad una ventina di persone del villaggio, abbiamo iniziato ( meglio, riniziato ) con la ” pratica ” Lao-lao “, bevendo tutti da un unico bicchiere ( non molto igienico a ripensarci e non vi dico quali scatarrate mollavano tutti, comprese le ragazze ) e una volta alzato il mio sguardo, sopra di me un cielo stellato di una bellezza disarmante. Wow!

Verso le 10 di sera abbiamo deciso che era il momento di abbandonare e andare a dormire, anche perchè i fumi dell’alcool si facevano sentire.

LA SECONDA PARTE DEL TREKKING NELLA GIUNGLA

L’indomani la mia guida, in piedi già dalle sei di mattina, mi ha svegliato verso le 9. Una volta alzato e mangiato una specie di omelette, siamo ripartiti per la seconda tratta del trekking.

Questa seconda parte del tragitto si è rivelata abbastanza difficoltosa ( e non solo a causa delle mie precarie condizioni dovute all’alcool ), ma davvero stupenda, nella giungla più fitta.

Abbiamo passato, guadato e risalito torrenti, percorso stretti e scivolosi sentierini , inoltrati tra la vegetazione più lussureggiante,  sotto alberi di banano, alberi secolari e piante, attraversato un instabile e barcollante ponte di legno, inerpicati su salite parecchio in pendenza e dopo circa 3 ore di cammino usciti dalla foresta….bè, uno spettacolo di quelli che non ti dimentichi è apparso davanti ai miei occhi. Distese di campi con qualche casetta in paglia qua e là, vacche che pascolavano e intorno a noi la maestosità infinita delle montagne ricoperte dalla giungla. Una visione pazzesca. Mi sono sentito davvero piccolo in mezzo a quella grandiosità.

LA PARTE FINALE DEL TREKKING NELLA GIUNGLA

Dopo aver camminato ancora un poco tra campi e collinette siamo giunti in un fiume, che una volta attraversato avrebbe segnato la fine del trekking. Ovviamente abbiamo deciso di passarlo a nuoto, senza l’uso delle barchette lì ormeggiate ( cosa non facile, visto il terreno roccioso sotto l’acqua ). Una volta asciugati, abbiamo preso il minivan che ci attendeva poco sopra e siamo ripartiti verso il centro di Luang Namtha.

Siamo arrivati in agenzia e dopo aver salutato la mia guida Air ( con tanto di foto di rito ) mi sono accorto che stavo perdendo parecchio sangue, quindi mi sono diretto subito nel mio vicino ostello e una volta lì…sorpresa! Una bella sanguisuga è caduta dal mio sedere una volta tolti i pantaloni…Davvero un’esperienza ” WILD “!!!

IN CONCLUSIONE…

Questa è stata la mia avventura nella giungla laotiana, in due giorni di trekking a Luang Namtha. Un’esperienza indimenticabile, intensa ma anche dura, in cui è richiesto grande spirito di adattamento , in un mondo lontano che non conoscevo ma che rifarei altre mille volte per le emozioni che ha saputo regalarmi e per essere stata davvero VERA!

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